Stasera un racconto di storia… E non una qualunque… Una di quelle epiche, ardue, che hanno segnato la storia della Superba e non solo.

LA BATTAGLIA DELLA MELORIA


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Correva l’anno 1284. Le Repubbliche marinare di Pisa e Genova, da una trentina d’anni erano diventate grandi amiche, tali da scambiarsi cannonate per regalo sia a San Valentino che a Natale. La precedenza alleanza terminò infatti nel ’57 perché quelli con la TorreSciverta si allearono con Venezia (altra nostra grande superamicadelcuore).

Bene. È logico, a questo punto, che la Repubblica genovese, non vedendo così di buon occhio i pisani, sentì un fremito e una voglia di dar fuoco a tutto ciò che si trovasse al di sotto della Torre Scola… il conflitto armato era ormai scontato..

Dopo circa 2 anni di piccole battaglie, raid, insediamenti e continui “sgambetti”, ce ne fu uno più determinante di tutti gli altri. La cosiddetta “goccia che fa traboccare il vaso”.

Nell’aprile 1284, infatti, uno scontro vicino l’isola della Tavolara terminò con una sconfitta pesante per i pisani (persero 14 navi su 24).
Quest’ultimi cioccaronomale e cercarono immediatamente vendetta. La loro idea era semplice (ed ignorante al punto giusto): raccogliere il maggior numero di navi – fonti indicano: 72 – e tentare di cogliere di sorpresa i genovesi quando avessero diviso la loro flotta.

A fine luglio ci fu l’occasione: 30 galee genovesi al comando di Benedetto Zaccaria erano state inviate in Sardegna (Porto Torres) e a Genova ne erano rimaste “solo” 58.

Morosini e il nobile Ugolino della Gherardesca (si, belin, quello citato nella divina commedia… messo nell’inferno, guarda a caso, mica abbrettio) si schierarono davanti al porto di Genova, sfidando i nemici. Proprio proprio in quel momento furono avvistate le navi dello Zaccaria di ritorno dalla Sardegna.

Alua, i pisani (che in quel momento avran dovuto cambiare le mutande, con ragione) fecero l’unica cosa possibile:  “fecero come Baglioni”… il resto continuatelo voi.

Dovettero rientrare verso Livorno in fretta e furia.
Ne scaturì un vero e propio inseguimento alla fast and furious. Solo che, a dispetto dei pisani che dovevano veleggiare il più veloce possibile, i genovesi si concentrarono nel mantenere le distanze per poi attuare “la trappola”.



E si ritrovarono a parti invertite: arrivarono i genovesi davanti a Porto Pisano alla foce dell’Amo.

La flotta genovese, neanche a dirlo, era molto superiore sia di qualità che in quantità (si parla di circa 90/93 tra galee e galeotte per la Superba) ma è guidata – come detto – dagli ammiragli Benedetto Zaccaria e Oberto Doria (quest’ultimo futuro Doge della Repubblica). Due leader molto esperti e sicuramente, stando ai fatti, più astuti dei pisani A. Morosini e Ugolino della Gherardesca.

I genovesi schierarono in prima linea solo 63 galee, guidate da Doria: le altre, agli ordini di Benedetto Zaccaria, vennero tenute in retroguardia e “mascherate” facendo abbattere gli alberi che sostenevano le grandi vele latine, in modo da esser “invisibili” all’orizzonte.

Leggiucchiando vari libri di storia, tutti riportano più o meno le stesse informazioni: la flotta genovese fu avvistata all’altezza delle secche della Meloria (6 km dalla costa) nel primo pomeriggio del 6 agosto.
Probabilmente, anche aiutati da una foschia di una calda giornata di agosto, i genovesi riuscirono a mascherare al meglio le 30 galee nascoste nelle retrovie. “E va be ma non potevano accorgersi delle altre subito dietro?”  Si chiederà qualcuno di voi.

Molto probabilmente no, per due semplici motivi: la toscana è piatta e i cannocchiali non erano ancora in commercio su amazon.

I pisani non erano ancora arrivati a risalire l’Arno quando si ritrovarono i genovesi alle spalle e, quindi, scelsero di riprende il mare rapidamente, schierandosi in linea di fronte alla flotta Zeneise. Forti della loro apparente superiorità numerica, decisero di avanzare e affrontarli una volta per tutte.

Inizierà così la vera e propria Battaglia della Meloria.

Solo quando si avvicinarono, s’accorsero delle galee di Zaccaria, ma era orami troppo tardi e capirono di essere in trappola. Gli alberi maestri delle galee nascoste si alzarono e lo scontro ebbe inizio. Non penso serva spiegarvi che, con le tecnologie del tempo, un vantaggio numerico come quello che avevano i nostri liguri in questo momento significasse pressoché vittoria certa.

Al termine della battaglia 9-11 mila pisani (alcune fonti sono molto controverse) verranno fatti prigionieri e portati a Genova nella zona che oggi si chiama appositamente Campopisano.

Alcuni dicono che proprio da questa vicenda nacquero anche il detto “Se vuoi vedere Pisa vai a Genova” e la parola “Massacan“.

La prima, per logica deduzione, un vero e proprio sfottò nei confronti dei pisani. La seconda, invece, che in genovese significa “Muratore“, alcune fonti affermerebbero che sia nata proprio in occasione della prigionia dei Pisani. Gli operai genovesi, che lavoravano vicino la piazzetta di Campopisano, vedendo i prigionieri, li ridicolizzavano dicendo “Mia sta massa de can“, ma è comunque un collegamento molto forzato…

Se vedemmo figgeu!

Immagine copertina da Wikipedia