Borgo Ponticello? Mai sentito prima d’ora?

Scignoria, ben, oggi andiamo a scoprire un altro di quei quartieri “mutilati” in – quasi – ogni suo aspetto.

Piazza Dante è, per tutti noi, una piazza di “lavoro”, un incrocio enorme con una giunglaposteggio di moto e tanto altro. Chi arriva dalla Galleria Mameli, appena sbuca in ciassa Dante, si ritrova ai lati due grattacieli (Torre Piacentini, a sinistra, è il più alto grattacielo d’europa in muratura!).
Di fronte, invece: antichità a non finire tra la Casa di Cristoforo Colombo, Porta Soprana e tutte le case antiche che si possono intravedere sul piano di Sant’Andrea ed in via Ravecca. Insomma: uno scorcio abbastanza particolare sul quale, molto spesso, non soffermiamo lo sguardo quanto dovremmo.

… Ma la vera domanda è: vi siete mai chiesti come fosse prima e come si è arrivati alla fisionomia della piazza attuale? La storia è abbastanza ingarbugliata e l’aspetto iniziale era davvero differente da quello attuale!

Voliamo indietro nel tempo. Per farlo proviamo ad immergerci in prima persona nella Genova anni ’60 dell’Ottocento.
Siamo in Piazza Ponticello. È stretta e allungata, con una forma “triangolare”. Un grande via vai di persone e carrozze danno l’idea di come, questa zona, sia molto frequentata e ricca di botteghe. Borgo Ponticello, e tutto il Morcento, è zona popolosa, nata a ridosso delle mura del Barbarossa. Di fronte a Porta Soprana, (anzi: letteralmente appiccicate ad essa!) sorgevano due fitte linee di case affacciate su “vico dritto Ponticello“. Tra queste anche la casa-bottega di Domenico Colombo, tessitore, padre del celebre navigatore. Se vogliamo esser puntigliosi e storici, qui si trovava anche uno dei più antichi ospedali cittadini, chiuso alla fine del Quattrocento quando, poco distante, fu aperto il più moderno ospedale di Pammatone (l’attuale Tribunale – sì proprio quell’obbrobrio nero che fa anguscia a chiunque). Le case di questa strada sono nate “sfortunate”, potremmo dire. Infatti vennero gravemente danneggiate dal bombardamento navale francese del 1684 e, ricostruite poco tempo dopo. Le presero di santa ragione, nuovamente, durante il primo conflitto mondiale.

In mezzo alla piazza vi era un noto “barchile“.
“Noto” semplicemente perché chiunque decidesse di passare per piazza Ponticello, non poteva non passarci a fianco ed aggirarlo.

Si nota in basso il barchile, in primo piano, leggermente a sinistra

Questo barchile… non è andato perduto e, anzi, molti di noi ci passano a fianco ogni giorno, ignari della sua origine.
Piazza Campetto… Vi viene in mente qualcosa?

La sua sistemazione oggi in Campetto

Il barchile è datato 1643 ed è un’opera di Giovanni Mazzetti. Roba abbastanza antica quindi!

Conosci la leggenda di Campetto? (LA LEGGENDA DEL MELOGRANO – QUI)

Ma torniamo alla nostra piazza Ponticello. Guardando verso Porta Soprana, alla sua destra, si levava il colle di Sant’Andrea, la cui sommità era occupata dal convento di… S. Andrea (…avevate dubbi?).
NOTA: Prossima volta che passate di lì, fate caso al nome della “piazzetta” proprio a ridosso della Porta.

In origine appartenne alle monache benedettine, ma passò nel XVI secolo alle agostiniane. Infine venne chiuso nel 1798 per le leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate dalla Repubblica Ligure napoleonica. La storia di questo edificio, però, continuò e nel 1817 fu convertito in carcere, finché nel 1904 l’intero colle fu spianato per consentire l’ampliamento di piazza De Ferrari (QUI la storia) e il completamento di via XX Settembre (QUI la storia), di cui abbiamo parlato nei link precedentemente indicati.

La chiesa annessa al “mutevole” convento conservava numerose opere d’arte di importanti artisti genovesi, tra i quali Cambiaso, Carlone, Parodi e Piola, andate in gran parte disperse con la chiusura del complesso all’inizio del XIX secolo. La cosa interessante è, però, sapere che una piccola parte di quel chiostro vive ancora oggi sotto i nostri occhi: Avete presente il piccolo chiostro accanto alla casa di Colombo? Beh si… si tratta dell’originale ed è stato ricollocato nel 1924 proprio nella posizione dove lo vediamo oggi.

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Gaia G. Pengo (@blupallido) in data:

Insieme alla demolizione del colle, in questa fase fu demolita la palazzata a nord di “vico dritto Ponticello”, preservando solo la casa di Colombo, rimasta da allora isolata e privata del contesto urbano in cui era inserita.

Come si è arrivati all’aspetto attuale di Piazza Dante?

Per… “step”. Dopo la prima fase di demolizioni, negli anni trenta fu attuato un nuovo piano urbanistico, denominato “Piano delle aree centrali“, volto a creare un nuovo centro direzionale e a realizzare, con l’apertura della galleria Colombo, che sottopassa il colle di Carignano (1937), un nuovo collegamento stradale tra il centro e piazza della Vittoria, alternativo a via XX Settembre.

Furono così demolite le antiche case che gravitavano intorno a piazza Ponticello e la superstite palazzata sul lato sud di “vico dritto Ponticello” (quella famosa che si vede ancora in qualche cartolina antica circolata).

Nello spazio così creato furono innalzati alcuni edifici in stile razionalista, tra cui i due grattacieli, affacciati sulla nuova piazza, continuazione della via Dante, ed a cui fu attribuito lo stesso nome. Altre vie furono aperte nel nuovo quartiere per collegare la piazza a via XX Settembre: via Ceccardo Roccatagliata Ceccardi e il prolungamento di via Fieschi su parte dell’antica piazza Ponticello.

Se ti piacessero questi scorci sulla storia, non mi resta che farti cliccare QUI per un po’ di Storia di Zena!

Se vedemmo zueni!