Siamo tutti in quarantena. Bisogna restare a casa eliminando ogni spostamento non necessario (anche se non tutti l’hanno ancora capito).

Praticamente siamo come quei naufraghi che devono aspettare l’arrivo dei rinforzi su un’isola deserta. 

E cosa fanno i naufraghi per eccellenza? Tirano fuori, dal nulla, un diario e… scrivono i loro giorni. 

 

LUNEDI – GIORNO 1 – TUTTO NELLA NORMA.

Ovunque mi giro sento “Coronavirus”. Mia che due balle sti qua, non parlan d’altro, che vuoi che sia? In tivù c’è sto medico pelato che dice banale influenza. Bella, vado a scatarrare in giro come sempre!

Però, intanto, già che ci sono passo da una farmacia e catto dell’Amuchina va…

Arrivo dalla farmacia. “Mi scusi, dell’amuchina per favore” – Il farmacista, con un sorriso di ricambio: “Qui serviamo Amuchina e PrenderselaInCulo. L’amuchina è finita, veda un po’ lei“. -semicit.

Rientro a casa, tristemente, ma fiero del fatto che la madama non mi ha fermato. “Seh va be, non faranno mai controlli!

Fine giornata: Videochiamata di gruppo familiare. Tentativo rinunciato dopo 5 minuti di schermo nero da parte del nonno che, probabilmente, non aveva capito da che parte fosse la videocamera.

 

MARTEDI – GIORNO 2 – OH UN PO’ MENO NELLA NORMA EH

Ore 10 del mattino. Al trecentesimo video di fitness in casa, decido di prendere un tappetino.

Ah, già… non ho mai fatto ginnastica in casa.

Non ho un tappetino. Va ben alua FACCIO I RAVIOLI.

Pranzo. Vengo interrotto da uno stereo fortissimo e due, palesemente sotto effetto di acidi, che cantano Rino Gaetano a tutto spiano. Un po’ meno nella norma del solito diciamo.

Buoni sti ravioli. Si sono TUTTI disintegrati prima di inforchettarli. Sembravo una gallina.

Esco per buttare la rumenta. Non c’è quasi nessuno in giro. Spettacolo spettrale. Si vedono solo: due persone di corsa, un cane all’orizzonte con padrone a presso.

Fine giornata: Tentativo numero2 di videochiamata in famiglia. I genitori riprendono le scarpe per tre ore prima di girare la telecamera. Il nonno ancora schermo nero.

 

MERCOLEDI – GIORNO 3 – FLASHMOBBATI

Ok, forse a qualcuno sta sfuggendo di mano la situazione. Ogni 20 secondi mi arriva uno screen o un messaggio su whatsapp con degli appuntamenti alla finestra per sbragiare canzoni, inni, sigle di cartoni. Mancan giusto i vespri.

Quasi rimpiango i tempi delle catene di Sant’Antonio: almeno bastava fare “inoltra” ed era finita lì. (Anche se non le ho mai fatte, accumulando N° anni di sfiga, ogni giorno).

Nel frattempo OGNI COSA che leggo sui social parla del Coronavirus. Diciamo che mi sta facendo un po’ salire l’ansia. Un cicinin eh. Legittimo, no?

La cosa peggiore arriva nel pomeriggio: MI CROLLA IL WIFI. Una notizia quasi peggiore della comunicazione “da domani stai a casa e prendi ferie, forzatamente“.

Fine giornata: tutto sommato è stato divertente passare due orette con il call center per farmi riavviare le linea. Ci sta. Katiuscia era simpatica, anche se non ha capito NULLA di quello che cercavo di dirle.

 

GIOVEDI – GIORNO 4 – OHMOLLATEMI

Ore 9:00 è ripartita la linea. Brava Katiuqualcosa!

Ore 9:30, non lo sapevo: ho scoperto di essere ipocondriaco. Perché dopo l’ennesimo Tg, dopo l’ennesimo articolo con titolo accattivante e dopo il solito appuntamento con il bollettino di guerra, è ufficiale: MI SENTO TUTTI I SINTOMI.

Ho il coronavirus.

Passa Burioni in tv che con fare pacato dice: “basta lavarsi le mani e agire col buon senso

Non ho più il coronavirus.

Sotto casa passa un vecchietto. Tossisce e scracchia a terra.

Ho di nuovo il coronavirus.

Ore 18:30 – Regione Liguria va in diretta su facebook. Bollettino di guerra. Ok, ormai mi sento affetto da Covid-19, lebbra, tifo e anche una punta di peste nera.

Passa Burioni sotto il mio marciapiede: “Lavati le mani e starnutisci nel gomito.

Ok, non ho più il coronavirus.

Sta sfuggendo di mano. Ciò di cui avrei bisogno ora? Silenzio e calma! Mi siedo sul divano (ormai il mio più caro amico) e apro il pc.
Il vicino fuori dalla finestra, appena scattano le 21 inizia a suonare l’inno con la sua tromba da bersagliere.

Datemi del Napalm.

 

VENERDI – GIORNO 5 – APERICENA?

Mi alzo dal letto. Vado sul divano. Mi alzo dal divano. Mi siedo a tavola. Mi alzo da tavola. Mi siedo sul divano.

Non esco di casa da giorni, non prendo aria manco fossi ad Alcatraz. Apro Facebook. Passa una foto: VIA SESTRI PIENA.
Scciupon de fotta: Belin, mi faccio mille problemi per portare fuori la rumenta e questi si fan le vasche?


Gente che urla che la foto è un fake
.
Giornali che riportano il contrario.
Gente che urla che è fake.
Volanti della polizia che si fiondano in via sestri e ripuliscono la via.
Gente che urla che è fake.
Scattano una foto, 4 ore dopo, di via sestri vuota.

Ecco ve l’avevamo detto che era fake!

Sto considerando di trasferirmi, davvero, in qualche paesino sperduto in Lugubria… 
Niente panico. Anderà meglio la giornata.

PA PA RA PA PAPAPAAA (x3 volte) TO TO TOROTOOO (x3 volte) etc. “Fraaaaatelliiiii d’Italiaaaa”
Corro alla finestra, mano sul petto. Canto pure io. Così. Tanto per.

Finisce. Sono quasi rauco.
Ma belin non avete niente da fare comunque eh!?” penso tra me e me.
eh si perché invece io…“. Mi risponde la coscienza.

Apro la tv. ACCIDENTAMENTE capito sulla D’urso (quasi avesse un potere magnetico per far accendere i televisori sul suo canale).
Mi sta facendo vedere di nuovo come si lavano le mani. Il suo volto è talmente sovraesposto alla luce che mi ustiono la retina. 

Tiro lo zoccolo contro lo schermo. Rimbalza. Fa cadere il caffè sul telecomando. Fuso. Non posso più girare canale.

CANTEREMO,RIDEREMO,PIANGEREMO TUTTO QUESTO SENZAUNMOTIVOOOOO.” cit.

Sai che forse sto Coronavirus ce lo meritiamo?

P.s: flashmob serale in atto, ma nella mia via nessuno ha capito bene che fare. Qualcuno sbatte i piatti. Tipo Homer. Così. Tanto per.

SABATO – GIORNO 6 – DESERTO

Ahhh vedrai quanta gente nel weekend se ieri eran tutti in giro!

DESERTO.  D E S E R T O    T  O  T  A  L  E

Impressionante. Un silenzio assordante in città. 
OhBelin, comunque, tutti i giorni con un cielo limpidissimo da quando dobbiamo stare in casa eh! Che schifo.

Ore 13: qualcuno canta l’inno fuori dalla finestra. Nah, va be tanto ormai è “ilsolitoinno” e tra due ore qualcun altro lo farà di nuovo. Adesso non ce la faccio, ho le troffie sullo stomaco.

Si avvicina il sabato sera. E niente. Ore 20, lettino coperta e Netflix. 

NON VA NETFLIX. Il televisore è sempre acceso sulla D’urso e le mie mani iniziano a screpolarsi a furia del sapone usato in modo compulsivo. Ho bisogno di pesto.

Potrei farlo al mortaio

Ore 3:30. Sto ancora provando a pestare il basilico. Ho ormai un bicipite degno di The Rock, ma non ho ancora sminuzzato la prima fogliolina. È li che mi guarda ormai da due orette.

Ore 04:00 a.m. QUALCUNO HA MESSO TOTO COTUGNO. “LASCIATEMI CANTAREEE” UN BELINO GIOIA, VAI A DORMIRE.

 

DOMENICA – GIORNO 7 – AH MA ECCO DOV’ERANO TUTTI.

L’ennesimo giorno di deserto in città. Vah che forse l’hanno capita sta ordinanza! Anche quelli di Via sestri? Uhm, mi riferiscono sempre un po’ di gente, ma molto meglio!

Ok, sono stato in casa tutta la settimana, mi concedo una breve uscita con la macchina fino a Righi, per prendere una boccata d’aria. E, se c’è gente, magari sto un po’ più in la’, visto che c’è tanto spazio su.

Ore 15:00 arrivo da Richetto, passo l’arco, giro a destra e penso “Vado fino in fondo e posteggio quasi dalla stradina, tanto chi vuoi che ci sia“.
Giro l’angolo. Mi viene in contro, velocissimo, un cinghiale. “Strano. Dove corre?


Ultima curva. Qualche macchina posteggiata. “Va be l’avran lasciata qui da giorni“. Termino la curva. 

DUBAI.

Gente sdraiata sul prato, alcuni seduti sui tavolini e una FILA  di macchine fino alla passeggiata verso lo Sperone.

Mi sale il crimine. Ma sono genovese dentro: mugugno il giusto, volto la macchina e in silenzio mi dirigo a casa. Ste cozzaglie di ignoranza le riservo agli “imbruttiti” e mi godrò il Righi tra qualche mese, quando il 90% di sta gente avrà dimenticato la sua esistenza.

Ore 20:59 sono alla finestra. VOGLIO PARTECIPARE AD UN FLASHMOB PER BENE. Questo lo faccio. Che così poi ci vedono con tutti i lumini dal satellite.

Mi affaccio. Tanti sono affacciati, ci fissiamo. Ciocco e accendo la lampada del comodino, la luce del telefono e una torcia da cantiere, indirizzo tutto fuori dalla finestra e mi accodo all’inno che, intanto, è partito dal poggiolo di fronte.

Non cantavo l’inno con così tanta voglia dal 2006. E chi sa, sa cosa intendo.

P.S: ore 23:47 “Nonno ti sta videochiamando”.

Ok.

To be continued… forse.