Tra antichi “haters” e amanti fedeli, sono tanti i personaggi illustri che hanno visitato Genova, lasciandoci feedback più o meno positivi, sicuramente interessanti da leggere per noi lettori moderni. Per questo si è pensato alla realizzazione di un lieve excursus su ciò che “c’han dito” diversi “rompibal…“… Ehm… personaggi illustri, impattando con la nostra città.
Genova, si sa, è sempre fedele a sé stessa, come il suo popolo. Per quello è strabiliante notare la validità e l’attualità delle parole che la descrivono, sebbene provenienti da autori vissuti in epoche diverse e distanti tra loro.

Questo viaggio inizia da due veri giganti della letteratura, Petrarca e Dante, vicini e lontani nel loro giudizio.
Il primo ebbe modo di conoscere Genova nel 1358, e la descrisse come “una città regale (…), superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare“, anche se poi ne prospetta un futuro poco radioso, poiché “la sua stessa potenza” avrebbe offerto “materia alle contese e alle gelosie cittadine” (ho “capìo“, troppi “mugugni” e “ceti“, anche all’epoca).

Il secondo colloca i genovesi direttamente all’Inferno, nel trentatreesimo Canto dove, collegandosi al nemico Branca D’Oria, ci descrive come “uomini diversi; d’ogni costume e pien d’ogne magagne, perché non siete voi nel mondo sparsi?” (Belin figgeu, o nason o la tocca cianin!).
Quanto a “o scio” D’Oria, che dire? Il buon Dante ne pone l’anima negli inferi, ma lui… è ancora vivo! Insomma, talmente “grammo” che finisce all’aldilà senza essere morto, e il suo corpo terrestre è animato da un demone! (“Che puia“!).
Beh, “a fin da föa“, nel 2019 Genova continua a essere la nostra bellissima “Superba” e continua altresì ad essere teatro a cielo aperto di un incredibile”melting pot”, che la caratterizza ed anima da sempre (alla faccia “do fiorentin”).

Rimanete accesi nell’attesa del proseguimento di questa rubrica, che ci fa tuffare nel passato (e nel presente) della nostra città!

Se vedemmo amixi,

Chiara