E PAROLLE DO GATTO

Belli zueni! Quanto siete esperti in materia di turpiloquio zeneise? Di quelle colorite espressioni che i nostri nonni chiamano parolle do gatto?

Se tutti, o quasi, conosciamo il poliedrico significato dei più amati belin e mussa, sono veramente numerosi i termini scurrili entrati a far parte del nostro dialetto, nel corso del tempo, tra una contaminazione linguistica e l’altra. Come ad esempio sanababiccio, nato nel cuore pulsante di Zena, il porto, dalla corruzione dell’inglese son of a bitch, meno conosciuto dell’assai più liberatorio figgio de na bagascia, sebbene entrambi traducibili con “figlio di una buona donna”.

Sul termine belin, che dire? Ci sarebbero da sprecare fiumi di inchiostro. Non starò a farvi una spiegazione del termine e della sua derivazione – per questo c’è già la mitica Lezione Serale #1 Belin , che vi spiegherà tutto! Andiamo piuttosto a guardare i suoi svariati modi d’utilizzo.



Diminutivo di bêla, per la sua forma (a riposo) assai simile a quella di un budello animale, è adatto veramente per ogni occasione. “Belin, ma cosse ti fae?” (Accidenti, ma cosa fai?) o “Belin che bello figgeu” (Però, che bel ragazzo) “Mia, no stâ a dî de belinate” (Guarda, non raccontare stupidaggini/menzogne) o ancora “Son propio abelinou/ un belinon” (Sono veramente un credulone/uno sciocco/un incapace).

Spesso viene affiancato da verbi interessanti, ed è lì che nascono i simpatici arrembàlo (“appoggiarlo”, dove non si sa) e locciàselo (“menarselo”, spesso inteso in senso figurato, per fortuna, come “stare a perdere tempo”). Da preoccuparsi quando è bazanotto (difficile da tradurre: come l’uovo, quando non è né sodo né alla coque), c’è anche chi dice ommo piccin tutto belin (la regola della L spiegata dai zeneixi), ma il suo uso più calzante sta nell’amabile detto “l’esperienza a l’è figgia do belin in to cu” (l’esperienza è figlia dell’averlo preso “in quel posto”).

E comunque figgeu, concludo con un consiglio: in tante situazioni della vita fate del “me ne batto o belin” il vostro mantra (e questo lo traduco in inglese, che è più calzante: “i don’t care/i don’t give a fuck“). Non perdetevi per nessuna ragione i prossimi articoli sulle altre parolle do gatto!