Io ricordo benissimo il centro storico (di Genova, n.dr.), che so bene non essere cambiato. Stavo in una piazzetta. Credo che si chiami ancora piazza delle Oche, dove mio zio, mercante di grano all’ingrosso, aveva il suo ufficio“.

Ma lo zio di chi?


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Ma lo zio di chi? Quello di Einstein, Albert Einstein, il premio Nobel della Fisica, quello della boccaccia di Andy Wharol nonché, più di recente e post mortem, della pubblicità di una nota catena di supermercati.
Ebbene Albert era rimasto a Genova per qualche mese nel 1895, quando aveva 16 anni, dopo essere fuggito in pratica da Monaco di Baviera per andare a trovare i genitori che si erano trasferiti a Pavia in cerca di fortuna. Lui invece era rimasto in Germania per ragioni di studio. Pensa che uno dei motivi per cui andò dai genitori è che non lo avevano ammesso al Politecnico di Zurigo, aveva fallito l’esame di ammissione e non l’aveva presa molto bene. Nemmeno il padre, del resto.
A Genova da Pavia era arrivato a piedi, attraverso la Val Trebbia. “Mi è venuta voglia di mare”, scrive lui stesso per spiegare il viaggio, peraltro non certo agevole. Però non aveva mai visto il Mediterraneo e così decise di partire per andare a casa dello zio, Jacob Koch, che abitava appunto in piazza delle Oche, proprio a ridosso della basilica di Santa Maria delle Vigne.

Il soggiorno gli era rimasto così impresso che molti anni dopo, divenuto ormai famoso nel mondo, prende carta e penna e scrive a una genovese che aveva conosciuto all’epoca, Ernestina Marangoni, con la quale aveva mantenuto contatti epistolari.

Per mesi ho visitato i monumenti di Genova – scrive Eistein in un italiano più che accettabile -. La fantastica strada Nuova. A due passi da casa c’era una pasticceria stupefacente con una cornucopia di marmo come insegna (Romanengo, n.dr.): mi sono fatto delle scorpacciate uniche. E poi San Lorenzo, la cattedrale, la gente di quelli che voi chiamate caroggi. (…). Mi dispiace solo non essere mai più tornato. La mia vita – devo essere sincero – mi ha dato grandi soddisfazioni e sono anche diventato famoso. Ma Genova, anche adesso, guardando il mondo con un certo distacco, quella vacanza non la dimentico…

L’altro giorno sono passato in piazza delle Oche e ho visto la targa che i condòmini hanno voluto dedicare, non senza difficoltà burocratiche, al grande genio della fisica per ricordare il suo lungo soggiorno genovese.
Così mi è venuta in mente la storia che ti propongo qui stasera. Aggiungo oltre alle mie fotarelle, anche quella di Einsetin sedicenne a Genova e poi una sua classica, come lo ricordiamo tutti.

Da Roberto Orlando.