Il Mattatore del Cinema Italiano: Vittorio Gassman da Zena

Uno dei personaggi italiani che tutto il mondo ci invidia, e che noi zeneixi possiamo con orgoglio chiamare “compatriota”. Vittorio Gassman, infatti è nato a Struppa nel 1922 anche se da genitori forestieri, padre tedesco e mamma pisana. Considerato uno dei maggiori attori teatrali d’Italia, è noto al pubblico soprattutto per le sue interpretazioni cinematografiche, che contribuirono a rendere famoso nel mondo il cinema italiano.

Si trasferì presto a Roma, ma l’animo navigatore da buon zeneise gli restò nelle vene. Nella capitale frequentò l’università ma poi l’abbandonò, attirato dal richiamo delle sirene della recitazione che lo fecero approdare all’Accademia d’Arte Drammatica. Infatti esordì molto giovane come attore teatrale, dove ebbe modo di farsi apprezzare arrivando a lavorare insieme alla compagnia di Luchino Visconti. Successivamente fonderà una compagnia tutta sua, “Il teatro d’arte italiano”, con il quale metterà in scena delle opere classiche esprimendo però la sua visione sperimentale e moderna. Una su tutte il celebre Amleto di Shakespeare, insieme a Randone con il quale, dimostrando una scioltezza di recitazione, si alternavano, sera dopo sera, le parti dei due protagonisti Otello e Iago.

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L’esperienza teatrale lo rese un vero personaggio, tant’è che la RAI nel 1959 lo chiamò come protagonista dello spettacolo “Il Mattatore”, che gli diede quel soprannome che gli rimase per tutta la sua carriera. Nello stesso periodo Monicelli lo volle per i suoi “I soliti ignoti” e “La grande guerra”, opere che lo legarono artisticamente per sempre a Ugo Tognazzi,  Alberto Sordi, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi, quali monumenti sacri del cinema italiano.

Gli anni 60 furono quelli che lo videro interpretare i più grandi successi cinematografici della sua carriera. Tra le interpretazioni da citare di quegli anni c’è sicuramente Crimen del 1960, una delle tante pellicole ispirate al mondo del gioco e dei tavoli verdi come Una cascata di diamanti, Caccia al ladro e La stangata.

Ben presto i registi si accorsero che, seppur dotato di un fisico alto e maestoso adatto a fare la parte del cattivo, Gassman era anche capace di fare ridere, come ne “L’armata Brancaleone” di Monicelli in cui interpretò un soldato nobile decaduto e sconclusionato che parla un italiano assurdo. Per Dino Risi fu protagonista capace di far sognare ne “Il sorpasso” e “La grande guerra” nel 1962, “I mostri” nel 1963 e “Il Tigre” nel 1967.

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Negli anni settanta, quando ormai era diventato una superstar della commedia all’italiana, interpretò “C’eravamo tanto amati” e “Profumo di donna” che lo portò a vincere il premio come miglior attore al Festival del cinema di Cannes. Quegli anni lo rividero nuovamente al teatro, anche come regista oltre che interprete, e partecipe di produzioni Hollywoodiane.

L’essere nati a Zena e averne respirato fin dal primo vagito quell’aria di mare, si sa, è qualcosa che condiziona per tutta la vita e, anche se ci si sono passati pochi anni come per Gassman, l’indole da moderno Cristoforo Colombo viaggiatore e avventuriero gli restò sempre dentro. Forse proprio quella indole, unita alla sua capacità di sognare, lo portarono a lavorare negli Stati Uniti e per diversi registi di caratura internazionale come Altman, Mazursky e Resnais. Anche la sua vita sentimentale fu piena di esperienze e tribolazioni, da buon avventuriero genovese. Infatti tra le sue compagne si annoverano attrici svedesi e francesi e la seconda moglie, Shelley Winters. La Winters era un’attrice americana che lo rese padre di Vittoria, ma la loro unione finì in un divorzio dopo appena due anni, durante i quali aveva però lavorato per la Metro Goldwyn Mayer. In totale ebbe tre mogli e tre importanti compagne che gli diedero 4 figli, tra cui il noto attore Alessandro con cui interpretò nel 1982 “Di padre in figlio”. Negli anni 80 e 90, anche per l’inizio di una decadenza del cinema nostrano, si dedicò di più al teatro e alla scrittura. In televisione divulgò la Divina Commedia, leggendola con il suo modo di fare professionale e autorevole. Viene anche ricordato con simpatia per la sua superba esperienza di doppiaggio del personaggio di Mufasa nel Re Leone della Disney.

Personalità unica e sensibile, dall’aspetto maestoso ma che confessò, nonostante una vita di successi, di aver patito momenti di depressione ed estrema sofferenza. Insomma fino alla fine un’anima zeneise, tormentata si, ma schietta e provocatoria, che si spense nel sonno a 77 anni, il 29 giugno del 2000.