Il 27 Gennaio, è la Giornata della Memoria.
Memoria per non dimenticare tutte le vittime della SHOAH, delle leggi razziali, e tutti coloro che anche con ideologie diverse, si sono opposti a questo sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato e protetto i perseguitati.

Perché il 27 gennaio?



Quel giorno, del 1945, le truppe dell’Armata Russa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Anche Genova, nel 1943, ha visto l’arresto e la deportazione di più di 250 persone.

Solo 20 sono tornate a casa.

Quando passeggiamo per la nostra Zena, può capitarci di vedere delle taglie di ottone, sul marciapiede. Cosa sono?

Le pietre d’inciampo.

Queste “targhe” che troviamo per terra, furono un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per sigillare a terra una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. La pietra d’inciampo, quindi, è una lastra di ottone, posta davanti alle abitazioni dei deportati che non fecero mai ritorno a casa.

A Genova ne abbiamo tre. Tutte in zone dove sicuramente siamo passati senza mai farci caso.

  • Via Barabino 26, in ricordo di Ercole De Angelis, morto nel campo di concentramento Flossenburg.

  • All’imboccatura di Galleria Mazzini, in onore di Reuven Riccardo Pacifici, rabbino capo di Genova, che morì ad Auschwitz con la sua famiglia

  • Via Roma 1, dove Giorgio Labò, un giovane studente, visse con la sua famiglia. Dopo l’armistizio si unì alla resistenza e fu fucilato dalle SS a Roma. A lui è stata dedicata anche la piazza tra il Carlo Felice e galleria Mazzini.

Se passate da queste parti, fateci caso. Dedicate un pensiero a quella tragedia, che siate religiosi o meno. E’ anche in queste piccole cose che teniamo viva la “Memoria”.

Vi è inoltre un’altra pietra d’inciampo, con annessa targa commemorativa per Liana Millu. Ritornata dal campo di Auschwitz-Birkenau ha vissuto a Genova fino alla sua morte nel 2005. Era una maestra elementare, scrittrice,  e per molti anni è andata nelle scuole e in altre sedi a parlare  delle Shoah, diceva: “Sono tornata dal Nulla, Sono è la voce della Vita che ha sconfitto la Morte, Sono è la voce della responsabilità della testimonianza.” 


Qui ti lascio, infine, un altro racconto:

La PRIMULA ROSSA. La storia di Massimo Teglio, il genovese che salvò più di 30000 Israeliti


Ah prima di salutarvi, vi aggiorno: volevo annunciarvi che è arrivato: o pesto zeneize! (che ciù zeneise no se peu!)

Potete cattarvelo qui, online, oppure in Via Cesarea 21R!

Se vedemmo figgeu!